Ciondolo carillon in oro, smalti policromi, onice, seconda metà XVIII secolo.
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Ciondolo carillon in oro, smalti policromi, onice, seconda metà XVIII secolo.
Rarissimo ciondolo a forma di sigillo in oro giallo 18 carati (750/1000) contenente un piccolo carillon perfettamente funzionante. Databile alla seconda metà del XVIII secolo, questo gioiello appartiene alla rarissima tipologia dei carillon miniaturizzati da indossare, vere curiosità di lusso che univano alta oreficeria e micromeccanica.
La base è decorata con smalti policromi nei toni del rosso rubino e verde smeraldo, su fondo rosa “Pompadour”, con motivo floreale a rosetta stilizzata, tipico del gusto ornamentale rococò. La parte superiore è sormontata da un cabochon inciso di onice nera, che funge da chiave di carica: ruotandolo, si aziona il meccanismo musicale, capace di riprodurre una breve melodia.
La manifattura è da attribuire alla città di Ginevra (Svizzera), principale centro europeo per l’orologeria e gli automi musicali, dove si svilupparono officine specializzate nella miniaturizzazione di movimenti sonori. L’assenza di punzonature conferma questa origine, poiché in Francia, già dal XVII secolo, la marcatura dei metalli preziosi era rigidamente obbligatoria e controllata dalle "fermiers généraux" (gli appaltatori delle imposte). Ogni oggetto in oro o argento doveva essere marchiato con punzoni di garanzia e di maestro, con pene severe per chi li ometteva. La libertà normativa svizzera, al contrario, favorì lo sviluppo di una produzione più discreta e cosmopolita, destinata anche al mercato aristocratico francese.
La scelta inoltre dello smalto rosa “Pompadour”, tonalità prediletta di Jeanne-Antoinette Poisson, Marchesa de Pompadour e favorita di Re Luigi XV di Francia, sottolinea infatti il legame con il gusto aristocratico francese, lasciando supporre una committenza o destinazione d’élite oltralpe.
Si tratta a tutti gli effetti di un oggetto museale, eccezionale testimonianza della fusione tra arti decorative e ingegneria musicale nel Settecento europeo.
Provenienza
Svizzera
Epoca
Seconda metà del XVIII secolo
Misura
Altezza 4 cm. circa; altezza con anello 4,5 cm circa.
La base misura 1,8 per 2,1 cm. circa.
Note
Fin dal VII secolo veniva chiamato “quadrillo” uno strumento (collocato nei campanili delle chiese maggiori e nelle torri civiche) composto da quattro campane, che potevano essere suonate con dei tasti, connessi ai martelli attraverso delle funi; dal nome latino di questo strumento deriverebbe la parola, di origine francese, “carillon”.
Nel corso del XV secolo i carillon conobbero una grande diffusione in Europa, soprattutto in Olanda e in Belgio, dove, nel corso del secolo successivo, vennero dotati di un meccanismo automatico a cilindro, collegato all’orologio delle torri campanarie.
Ma il vero e proprio carillon nacque ufficialmente il 15 febbraio 1796 quando l’orologiaio ginevrino Antoine Favre brevettò, con la denominazione «carillon sans timbre ni marteau» (“carillon senza campane né martelli”), un meccanismo in miniatura, simile a quello dei carillon di campane, in cui un cilindro in ottone, munito di punte, ruotando sollevava, in ordine definito, delle lamelle in acciaio, perfettamente accordate, che vibrando riproducevano un aria musicale. Favre non trovò i fondi necessari per produrre la sua invenzione, che sarà sfruttata, a partire dal 1802, da Isaac Piguet, con la realizzazione di anelli, sigilli e piccoli orologi da tasca dotati di minuscoli carillon.
Per rendere alcuni oggetti più piatti (come, per esempio, gli orologi), sempre Piguet sostituirà il cilindro con un piccolo disco, dotato di punte su entrambi i lati, che permetterà anche di aumentare il numero di note.
I carillon, montati successivamente anche sulle tabacchiere, diventeranno nel tempo oggetti a sé stanti e verranno racchiusi dentro scatole, più o meno decorate, che oltre a fare da contenitore, avranno soprattutto la funzione di amplificare il suono delle lamelle; da questo uso deriverebbe il nome “boîtes à musique” e “music box” (“scatole musicali”) adottato dai francesi e dagli inglesi per denominare i carillon.
Nel corso del XIX secolo la produzione di carillon sarà concentrata in Svizzera, in particolare a Ginevra, culla da sempre di una forte tradizione orologiaia; solo il fabbricante francese L’Épée riuscirà a rivaleggiare con i produttori ginevrini, imponendosi sul mercato europeo.
La popolarità delle “boîtes à musique”, come strumenti di riproduzione musicale, declinerà alla fine del XIX, con l’avvento del fonografo e, soprattutto, del grammofono.
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