La Galleria delle Meraviglie

Vaso “Espalion” Lalique 1927-31

1.950,00 € IVA inclusa

Disponibile

Vaso Lalique Espalion

Descrizione prodotto

Vaso a forma sferica "Espalion", chiamato anche "fougères" cioè felci (che ne caratterizzano il decoro), realizzato in vetro opalescente "soufflé-moulé" (soffiato dentro uno stampo in metallo), smaltato e, anticamente, colorato in modo da far risaltare il decoro.

Modello creato l'11 marzo del 1927 da René Lalique, è presente nel catalogo del 1928, ma poi è soppresso nel catalogo del 1932 e non ripreso dopo il 1947.

Il vaso è firmato, sotto la base, R. Lalique France e citato a pagina 438, nel libro "R. Lalique, catalogue raisonné de l'oevre de verre" di Félix Marcilhac, del 1989.

Provenienza
Francia

Epoca
1927 - 1931

Misura
18 cm. circa di altezza

Note
René Lalique, nato il 6 aprile 1860, ad Aÿ, nel Dipartimento della Marne, è conosciuto, alla fine dell’800, come eclettico creatore di gioielli, dove la sua creatività va oltre il mestiere dell’orefice. Infatti, ciò che dà valore ai suoi gioielli, non sono solo le perle, le pietre e i metalli preziosi, ma l’utilizzo di materiali “alternativi” come il corno, l’avorio, la tartaruga, la madreperla, il bronzo, lo smalto, l’agata e il vetro. Nell’Esposizione Universale di Parigi del 1900, Lalique è premiato per le sue originali creazioni e riporta un successo, che diventa ben presto mondiale. Le linee curve e sinuose Art Nouveau trovano una raffinata interpretazione nei suoi gioielli e le sue opere sono considerate un’alta espressione dell’arte decorativa dell’epoca.
Ma René Lalique è anche noto per la sua straordinaria produzione di vetri. Le sue prime ricerche su questo materiale datano 1890, quando realizza elementi decorativi per i gioielli. In seguito crea vasi e coppette con la tecnica della cera persa, che espone al Salone di Parigi del 1901.
Nel 1902 apre un nuovo atelier, dove inizia a produrre, in serie, vetri dalle forme da lui inventate, con le tecniche del vetro “soufflé-moulé” (soffiato dentro uno stampo in metallo per mezzo di un tubo di gomma, con un rubinetto regolabile, collegato all’impianto, che immette direttamente aria compressa nella canna), e “moulé-pressé” (il vetro o cristallo allo stato vischioso, bolo, viene pressato in uno stampo in metallo tramite uno stantuffo).
Lalique mette così la macchina al servizio dell’arte per realizzare dei pezzi quasi industriali, riservandosi, però, un “tocco artigianale”, nella lavorazione “a freddo” degli oggetti, per arricchirne la decorazione. Utilizza, per esempio, l’incisione ad acido o al getto di sabbia, ma anche la smaltatura (per annerire i pistilli dei fiori o gli elementi decorativi) e la patinatura (cioè l’applicazione a pennello di un velo di smalto colorato per dare più rilievo al decoro). Quest’ultimo procedimento ha il risultato di variare all’infinito gli effetti di materia e di trasparenza, ma ha lo svantaggio che, non essendo fissato a caldo, con il tempo e i numerosi lavaggi, è facile che questo velo di smalto vada scomparendo.
Nel 1909, con l’apertura di una nuova fabbrica, René Lalique, mastro vetraio e, allo stesso tempo, abile uomo d’affari, ormai avviato ad un grande successo internazionale, comincia a disegnare e produrre i primi flaconi di profumo (seguiti, poi, da vaporizzatori e scatole portacipria) per il famoso Coty; con gli anni se ne aggiungeranno molti altri.
Il 1912 è l’anno in cui Lalique smette la lavorazione dei gioielli con materiali diversi e si consacra unicamente al vetro. La varietà delle sue produzioni sembra infinita ed è sempre lui a studiare e a disegnare la maggior parte dei modelli; le singole opere, a cui dà un nome e un numero, è verificabile nei cataloghi R. Lalique del 1932 e nell’esauriente catalogo ragionato “R. Lalique” di Félix Marcilhac del 1989.
Nel settore dell’illuminazione Lalique realizza splendide opere, che vengono esposte nei vari Saloni e gli valgono, da parte della critica dell’epoca, l’appellativo di “mago della luce”.
A partire dal 1920, René Lalique, sviluppa una vasta produzione di vetri opalescenti, che presentano una superficie perlacea, con una misteriosa lucentezza che sfuma nel blu; questa sua invenzione deriva da una modifica apportata ad una tecnica collaudata dai veneziani all’inizio del Cinquecento.
Dal 1921 Lalique inizia anche ad utilizzare il vetro colorato e certi modelli vengono creati sia in vetro opalescente che colorato. Altre opere sono in vetro bianco, a volte satinato, quindi non lucente, per questo chiamato “bianco tradizionale”. Sempre intorno ai primi anni ’20 Lalique riprende la lavorazione dei gioielli in vetro.
René Lalique crea personalmente pezzi unici da destinare ai collezionisti, che sono ottenuti con il procedimento lungo e costoso della cera persa. Durante tutta la sua vita realizza poco più di seicento modelli e, la maggior parte, sono limitati ad un solo esemplare. In rari casi non sono firmati e, generalmente, la firma si trova incisa, alla ruota, sotto la base. Nella sua lunga carriera Lalique crea opere diverse: monumentali fontane, pannelli per l’architettura, elementi per mobili (celebri gli arredi del treno Orient-Express, di alcuni transatlantici e di diverse chiese francesi). Con le sue creazioni estrose e moderne, Lalique suscita l’interesse della critica e dei collezionisti: numerosi giornali e riviste specializzate gli dedicano articoli con commenti lusinghieri e sottolineano la sua presenza alle mostre e alle esposizioni internazionali.
René Lalique muore nel 1945 e il figlio Marco (1900-1977) assume la direzione di tutte le manifatture, mantenendo in produzione alcuni modelli del padre e creando nuovi modelli, disegnati da lui stesso. Oggi la firma Lalique è diretta dalla nipote Marie Claude, figlia di Marco, che continua la tradizione del nonno illustre, progettando creazioni contemporanee.
I lavori di René Lalique, fino al 1945, portano la firma R. Lalique (in qualche eccezione senza la R), a volte seguita da France, in stampatello o in corsivo, incisa alla ruota, spesso seguita da un numero che contraddistingue il modello; con la scomparsa di René, quando la direzione passa al figlio, viene abolita definitivamente l’iniziale R e i vetri portano, da allora, la scritta Lalique France.

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