La Galleria delle Meraviglie

Pochette da giorno Schiaparelli Paris anni ’50

84,00 € IVA inclusa

Disponibile

Descrizione prodotto

Deliziosa pochette da giorno in velluto e pelle di daino naturale in due tonalità dell'ocra, con manico rigido in pelle di camoscio naturale. Chiusura a bottone a pressione e interno in pelle marrone scuro, con tasca con cerniera. Firmata Schiaparelli Paris.

Discrete condizioni.

Provenienza
Parigi, Francia

Epoca
1950-60

Informazioni aggiuntive

Peso 168 g
Dimensioni 22.5 x 4.5 x 13 cm

Note
Elsa Schiaparelli (Roma, 10 settembre 1890 – Parigi, 13 novembre 1973) è stata una stilista e sarta italiana, inventrice del rosa shocking, che insieme a Coco Chanel, viene considerata una delle più influenti figure della moda all’inizio del XX secolo.
Elsa Schiaparelli nacque a Palazzo Corsini da una nota famiglia di intellettuali piemontesi, trasferitasi nella capitale; la madre proveniva da una famiglia dell’aristocrazia napoletana, discendente dai Medici, mentre il padre, Celestino Schiaparelli, nel 1875, fu nominato direttore della biblioteca dell’Accademia dei Lincei dal Re Vittorio Emanuele II, e risiedette nella sede che spettava a chi ricopriva tale carica: Palazzo Corsini, appunto. Nel 1903 lasciò tale incarico per una cattedra di lingua e letteratura araba all’Università di Roma.
Elsa era anche nipote di Giovanni Schiaparelli, un famosissimo astronomo, direttore dell’osservatorio di Brera, e di Ernesto Schiaparelli, archeologo, direttore, per molti anni, del Museo egizio di Torino e di Luigi Schiaparelli, paleografo, che diede vita alla Fondazione Schiaparelli.
Elsa Schiaparelli invece sognava di diventare un’attrice, ma non poté farlo per via della sua provenienza aristocratica. Decise quindi di scrivere e far pubblicare, all’età di 21 anni, delle poesie, le quali ebbero buona diffusione, anche fuori dai confini nazionali. Se la reazione del pubblico fu discreta, quella della famiglia Schiaparelli fu pessima, per il padre fu una vera disgrazia. La “Schiap” (diminutivo affibbiatole in Francia, probabilmente per semplificare la pronuncia, che lei stessa subito adottò) venne quindi mandata in un convento della Svizzera tedesca.
Nel 1913 si trasferì a Londra per occuparsi di bambini orfani e lì conobbe il conte William de Wendt de Kerlor, che sposò, all’inizio del 1914. Nel 1919 la coppia si trasferì a New York e nel 1920 nacque loro figlia, che fu chiamata Gogo. Tuttavia il matrimonio si rivelò fallimentare e la Schiaparelli rimase sola con una figlia, che si ammalò di poliomielite e come la madre a suo tempo, venne mandata in un collegio. Fu in questo periodo che la Schiaparelli conobbe e cominciò a frequentare gli artisti dell’avanguardia dadaista, stabilitisi anch’essi a New York: Man Ray, Baron de Meyer, Alfred Stieglitz e Marcel Duchamp, che coinvolgerà poi nella progettazione delle sue collezioni. Sempre in questo periodo, e sempre a causa delle condizioni di salute della figlia, Elsa si trasferirà a Parigi nel 1922, ospitata da Gaby, moglie dell’artista dadaista Francis Picabia. Fu qui che Elsa Schiaparelli entrò in stretto contatto con l’ambiente della moda dell’epoca ed ebbe il colpo di fulmine visitando l’atelier di Paul Poiret (il grande sarto degli anni dieci del Novecento) in Faubourg Saint-Honoré.
La prima creazione di Elsa nasce da un’intuizione: viene attirata da un abito fatto a maglia da una rifugiata armena. Tra le due donne comincia una collaborazione: la Schiaparelli ha le idee, l’altra le realizza. Inizialmente, l’atelier era il suo appartamento in rue de l’Université, solo a seguito registrerà il marchio e trasferira la maison in rue de la Paix. Da allora la sua immaginazione si scatenerà: abiti sportivi di ispirazione africana e cubista, oppure tessuti con ritagli di giornale, abiti con aragoste giganti di ispirazione surrealista, animali, soli giganteschi. Nel 1934 stabilisce la sua maison al numero 21 di place Vendôme, e da lì ogni anno lancia le sue collezioni, tutte a tema e tutte fantasiose, ma con grande unità stilistica. Disegnava personalmente i modelli in un album di schizzi minuziosi ed eleganti, e sia che le creazioni esclusive fossero abiti unici o sia che fossero rivolte a un pubblico più vasto, la Schiaparelli creava le sue opere con la stessa, identica concentrazione.
Nel 1934 lancierà i tre profumi “Salut”, “Souci” e “Schiap”, creati nel suo atelier di profumeria di Bois-Colombe.
Da quell’anno Elsa Schiaparelli fu considerata l’antagonista principale di Coco Chanel nel mondo della moda francese. Opposti gli stili: rigoroso e semplice quello di Chanel, ricco e fantasioso quello di Schiaparelli; opposte le origini: povera la prima, aristocratica la seconda. Entrambe tuttavia avevano in mente una donna libera e indipendente, che non si vergognasse di indossare i loro capi. Il successo di Schiaparelli arrivò mentre la moda del secolo giungeva a una svolta: dall’abito piatto e senza forma della Garçonne, che furoreggiava negli anni venti, si tornò a una moda più femminile, con la vita al punto naturale, abiti sotto al polpaccio di giorno e lunghi da sera, tacchi alti. Proprio insieme a Chanel, la Schiaparelli fu una delle prime a capire che in futuro la formula vincente per la moda sarebbe stato l’abito pronto per la vendita, utilizzando taglie standard, da poter eseguire in serie. Ribaltando completamente le idee consolidate sul vestire, inventò impermeabili da sera, abiti in vetro, mantelle color rosa shocking con enormi soli ricamati in oro sulla schiena. Abiti con aforismi di Jean Cocteau. Salvador Dalí le ispirò un tailleur dove le tasche erano minuscole cassettine. A lei si deve il merito della divulgazione della cerniera lampo, assai più pratica delle sfilze di bottoncini che avevano chiuso gli abiti delle donne. I nomi delle collezioni: la prima “Fermati, Guarda e Ascolta”, poi “Le farfalle”, “Gli strumenti musicali”, “L’astrologia”, mentre la sua più famosa collezione, “Circus”, usa giocolieri, pagliacci, coni gelato, elefanti e trapezisti per sottolineare l’estrosità e il dinamismo circense.
La creatività e l’originalità della Schiaparelli, trovano espressione negli accessori: il cappello-scarpa (disegnato dal suo amico Dalì), cappelli come spazi abitati, cappelli dalla forma che sembrano cervelli umani, guanti con le unghie lunghe; a lei si devono i primi orecchini e braccialetti in plexiglas. Per lei, Jean Hugo disegna bottoni-sculture dalle forme più curiose, bottoni a forma di labbra, di caramelle d’orzo, a calamaio, di animali. Anticipando i tempi, Elsa aveva anche capito che la sfilata è una vetrina, uno spettacolo per i compratori, ma che la vera moda si faceva col prêt-à-porter.

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